Chiesa di Santa Maria Maddalena
Un prezioso scrigno d’arte e fede, celebre per la Crocifissione fiamminga di Brueghel e le antiche memorie di Luni.
La Chiesa di Santa Maria Maddalena:
tra arte fiamminga e marmi antichi
La parrocchiale risale al secolo XVII e fu edificata nel luogo dove sorgeva la medievale cappella castrense. Due bassorilievi posti all’esterno, uno sul portale principale e uno sul lato sinistro, rimandano alla dedicazione dell’edificio sacro a S. Maria Maddalena.
La chiesa è a tre navate, delimitate da dodici colonne in marmo bianco di Carrara provenienti, come vorrebbe la tradizione, dalle rovine della Cattedrale dell’antica Luni.
L’opera d’arte di maggior valore è la crocifissione del fiammingo Peter Brueghel il Giovane, posta nella prima cappella di sinistra. Dipinto realizzato su cinque tavole di rovere, è una delle copie di una famosa crocifissione del celebre Peter Brueghel il Vecchio, andata dispersa. La scena si svolge in un’ambientazione nordica, calata in un momento di vita quotidiana del ’600 che le fa da cornice ed è essa stessa protagonista. Immediatamente colpisce l’anomala presenza di una quarta croce, che simboleggia forse lo stato di sottomissione del popolo fiammingo alla dominazione spagnola.
La Chiesa di Santa Maria Maddalena:
tra arte fiamminga e marmi antichi
La parrocchiale risale al secolo XVII e fu edificata nel luogo dove sorgeva la medievale cappella castrense. Due bassorilievi posti all’esterno, uno sul portale principale e uno sul lato sinistro, rimandano alla dedicazione dell’edificio sacro a S. Maria Maddalena.
La chiesa è a tre navate, delimitate da dodici colonne in marmo bianco di Carrara provenienti, come vorrebbe la tradizione, dalle rovine della Cattedrale dell’antica Luni.
L’opera d’arte di maggior valore è la crocifissione del fiammingo Peter Brueghel il Giovane, posta nella prima cappella di sinistra. Dipinto realizzato su cinque tavole di rovere, è una delle copie di una famosa crocifissione del celebre Peter Brueghel il Vecchio, andata dispersa. La scena si svolge in un’ambientazione nordica, calata in un momento di vita quotidiana del ’600 che le fa da cornice ed è essa stessa protagonista. Immediatamente colpisce l’anomala presenza di una quarta croce, che simboleggia forse lo stato di sottomissione del popolo fiammingo alla dominazione spagnola.
Sul secondo altare sinistro, una tela del XVIII secolo dedicata al patrono San Fedele possiede un notevole valore documentario, grazie alla veduta settecentesca di Castelnuovo Magra visibile sullo sfondo.
Dietro questo altare, detto dei Santi, sono conservate 72 reliquie nei loro preziosi contenitori, capolavori dell’oreficeria appartenenti a epoche diverse, mostrate ai fedeli il giorno dell’Epifania. Databile al XVI secolo un’acquasantiera in marmo bianco di Carrara realizzata da maestranze carraresi su ispirazione senese.
Nel presbiterio un tabernacolo per l’olio Santo presenta due antine in bronzo del XIII secolo, forse originariamente utilizzate nell’antica cappella castrense. Ai lati dell’altare due nicchie racchiudono le statue in marmo di S. Giovanni Evangelista e di S. Maria Maddalena, alle quali lavorò, nel XVI sec. il carrarese Francesco del Mastro.
Sopra al portale di ingresso, dietro una balaustra barocca, si trova uno splendido esempio di organo Serassi datato 1839.